Cantu d’a Passioni

Cantu d’a Passioni

Recuperato da Mimmo Martino, il testo ha rappresentato il punto di partenza di questo lavoro, costruito dai Mattanza mettendo insieme brani tratti dalla cultura popolare, tutti tramandati oralmente, che descrivono i momenti salienti della passione di Gesù nell’ottica della tradizione folk lorica. Nasce così Cantu d’a Passioni: dai racconti che, dal 1976 ad oggi, la signora Nannina, donna Lucrezia, Cicciu ’u barberi e tanti altri hanno narrato a Mimmo, che ha precorso il territorio calabrese al fine di incontrare la gente che ancora conserva nella propria memoria stupende pagine di letteratura popolare. L’ospitalità e la generosità innata della gente di Calabria hanno consentito il recupero di preziosi contenuti che, altrimenti, sarebbero andati irrimediabilmente perduti. Da queste fonti nasce una raccolta di poesie, testi e canzoni capace di valorizzare e rinvigorire il patrimonio storico e culturale di un popolo la cui storia secolare ha ispirato grandi artisti. Nella rappresentazione, il dolore di Cristo si perpetua nell’attualità delle vittime innocenti che si continuano a piangere: donne e uomini morti di mafia, di mancanza di lavoro, di povertà, di viaggi della speranza, ma soprattutto di indifferenza e superficialità.

«Ho assistito a uno dei lavori più evangelizzanti che io conosca!» (Mons. Giancarlo Bregantini, vescovo di Locri-Gerace dal 1994 al 2007 e oggi arcivescovo di Campobasso-Boiano)

«Ciangiunu l’occhi toi, ciangiunu l’occhi mei. Ciangi anche tu. Dentro. Sono lacrime che ti liberano. Anche se non credi. Anche se pensi che Cristo sia un uomo, null’altro che un uomo, niente a che vedere con il figlio di Dio. Perché la sua storia è vera. È lì, davanti ai tuoi occhi.» (Paola Bottero, giornalista di Scirocconews)

«Eppiru a veniri muccusi comu a vui mi mi fannu ciangiri…» («Sono dovuti arrivare dei mocciosi come voi a farmi piangere…» Prof. Pasquino Crupi, docente universitario, direttore de La riviera e ateo convinto, dopo lo spettacolo)

«Un’ora intensa che immerge l’ascoltatore in una girandola di usi, costumi e tradizioni, ma più di tutto in canti, nenie e preghiere che furono delle nostre nonne… che recitavano il dramma cristiano con racconti di indicibile dolcezza» (Salvatore Larocca, giornalista di CalabriaOra)

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